2) Hobbes. La conoscenza.
Ci che  esterno a noi agisce sui sensi e produce le sensazioni.
Dalle sensazioni si passa alle rappresentazioni della nostra
mente, che sono opera della fantasia cio della facolt di
trasformare le sensazioni in pensieri, in contenuti della mente.
Th. Hobbes, Leviatano, primo, capitoli primo, terzo (pagina 156).

Riguardo ai pensieri dell'uomo, io li considerer prima
singolarmente e poi nelle loro relazioni gli uni con gli altri.
Considerati singolarmente ciascuno di essi  una rappresentazione
o manifestazione di una certa qualit o altro attributo di un
corpo esterno a noi, ci che comunemente viene definito come un
oggetto. L'oggetto agisce sugli occhi, sulle orecchie e sulle
altre parti del corpo umano e, a seconda della diversit della sua
azione, produce diverse rappresentazioni.
Il punto di partenza di tutte le nostre rappresentazioni  ci che
noi chiamiamo senso, poich non esiste nella mente umana un'idea
che non abbia la sua prima origine, in tutto o in parte, negli
organi di senso. Il resto deriva da questa fonte.
Conoscere la causa naturale del senso non  indispensabile per le
questioni che stiamo ora trattando, e io altrove mi sono occupato
ampiamente di questo argomento. Tuttavia, per rendere completa
ogni parte della mia presente trattazione, ne dar qui un breve
cenno.
La causa del senso  il corpo esterno, o oggetto, che agisce
sull'organo corrispondente a ciascun senso, o in modo immediato,
come nel gusto e nel tatto, o mediatamente come nella vista,
nell'udito e nell'olfatto; questa azione, attraverso i sensi e
altri filamenti e membrane collegati internamente al cervello e al
cuore, causa una resistenza, una reazione, o un tentativo del
cuore di liberarsi; questo movimento di reazione poich volto
verso l'esterno sembra essere qualche cosa di esteriore a noi. Ora
questa rappresentazione, questa fantasia,  ci che noi chiamiamo
senso, e consiste, riguardo all'occhio, nella luce, o nei colori e
nelle immagini, riguardo all'orecchio nel suono, riguardo alla
narice nell'odore, riguardo alla lingua e al palato nel sapore, e
per il resto del corpo nel caldo, nel freddo, nel duro, nel
morbido, e altre qualit del genere che noi percepiamo mediante la
sensibilit. Tutte le qualit dette sensibili non sono altro,
nell'oggetto che le produce, che i diversi movimenti della materia
con cui esso agisce variamente sui nostri organi. E in noi stessi,
su cui essi esercitano la loro azione, essi non sono che vari
movimenti; poich il movimento non produce altro che movimento. Ma
la rappresentazione che essi suscitano in noi  opera della
fantasia, sia che siamo desti sia che sogniamo. E allo stesso modo
come premendo, sfregando o sbattendo sull'occhio ci sembra di
vedere una luce, e esercitando una pressione sull'orecchio
sentiamo un rumore, cos anche i corpi che noi vediamo o udiamo,
producono gli stessi effetti attraverso la loro energica anche se
invisibile azione. E infatti se quei colori e suoni fossero nei
corpi o negli oggetti che li producono essi non potrebbero essere
separati da quelli, come vediamo che avviene quando essi si
riflettono negli specchi o nel fenomeno dell'eco: nei quali casi
si sa che la cosa che vediamo  in un posto e appare invece in un
altro. E sebbene, quando  posto a una certa distanza, l'oggetto
vero e reale sembra confondersi con la fantasia che lo produce in
noi, tuttavia l'oggetto  una cosa e l'immagine o fantasia 
un'altra cosa. Cosicch il senso, in ogni caso,  originariamente
un atto della fantasia causato, come ho detto, dall'azione, cio a
dire dal movimento delle cose esterne sui nostri occhi, sulle
nostre orecchie, e altri organi destinati allo scopo.
[...].
Per connessione o successione di pensieri io intendo quella
successione di essi, l'uno dopo l'altro, che viene definita, per
distinguerla dal discorso parlato, discorso mentale. Se noi
pensiamo una cosa qualsiasi, il pensiero che sorge subito dopo in
noi non  affatto cos casuale come pu sembrare. Nessun pensiero
segue un altro pensiero senza una ragione; ma allo stesso modo
come non c' in noi alcuna immagine che non sia stata prima,
totalmente o parzialmente, nel senso, cos il passaggio che
avviene in noi da una immagine a un'altra presuppone un analogo
passaggio gi verificatosi nei nostri sensi.
La ragione di ci  la seguente. Tutte le fantasie sono movimenti
che avvengono in noi, come residui di quelli gi verificatisi nei
sensi: e quei movimenti che si susseguono l'un l'altro
immediatamente nel senso, continuano a rimanere legati anche dopo
la sensazione: cosicch se il primo si presenta ed  predominante,
il successivo lo segue secondo il movimento gi avvenuto nella
materia, nello stesso modo in cui l'acqua su una tavola piana 
trascinata in quella direzione nella quale ogni parte di essa
viene guidata dal dito. Ma poich nel senso a una stessa cosa ora
ne segue una ora un'altra, quando in noi sorge un'immagine non
possiamo sapere con certezza quale altra immagine la seguir; una
cosa  certa: sar qualche cosa che ha gi seguita la stessa una
volta o l'altra.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 438-440.
